VERSANTE LAZIALE
DEL PARCO DEL PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO, LAZIO E MOLISE
DEL PARCO DEL PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO, LAZIO E MOLISE
Sono molte le risorse naturali, culturali e enogastronomiche che rendono speciale il territorio del “Versante Laziale” del Parco Nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise, così incantevole da essere visitato e ammirato.
Due sono le aree geografiche che costituiscono il versante, interamente ricadente nella provincia di Frosinone: a nord i territori di Pescosolido, Campoli Appennino, Alvito e San Donato Val di Comino; a sud all’incrocio dei confini abruzzesi e molisani i territori di Settefrati, Picinisco, San Biagio Saracinisco e Vallerotonda. Da sottolineare, inoltre, il collegamento con la Riserva Naturale del Lago di Posta Fibreno.
La zona a sud – ovest è delimitata dalla catena del Monte Serrone e del Monte Cornacchia le cui balzi precipitano nel suggestivo Vallone Lacerno. I gruppi montuosi disposti a cornice della più amena Val di Comino si susseguono incise da profonde valli fino al Massiccio del Monte Meta (2242 mt.) nel comune di Picinisco, da cui hanno origine i pianori di alta quota delle Mainarde, naturale spartiacque a sud – est tra Lazio e Molise.
Due sono le aree geografiche che costituiscono il versante, interamente ricadente nella provincia di Frosinone: a nord i territori di Pescosolido, Campoli Appennino, Alvito e San Donato Val di Comino; a sud all’incrocio dei confini abruzzesi e molisani i territori di Settefrati, Picinisco, San Biagio Saracinisco e Vallerotonda. Da sottolineare, inoltre, il collegamento con la Riserva Naturale del Lago di Posta Fibreno.
La zona a sud – ovest è delimitata dalla catena del Monte Serrone e del Monte Cornacchia le cui balzi precipitano nel suggestivo Vallone Lacerno. I gruppi montuosi disposti a cornice della più amena Val di Comino si susseguono incise da profonde valli fino al Massiccio del Monte Meta (2242 mt.) nel comune di Picinisco, da cui hanno origine i pianori di alta quota delle Mainarde, naturale spartiacque a sud – est tra Lazio e Molise.
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La FLORA del Parco Nazionale D’Abruzzo Lazio e Molise è una delle più ricche ed interessanti dell’Appennino; sono state censite oltre 1912 entità vegetali.Il Paesaggio vegetale del Parco è occupato per circa il 60% da FAGGETE che coprono le pendici montane a partire da 900-1000 metri di quota. Questa copertura vegetale può alternarsi in alcuni casi a delle radure (Macchiarvene e Le Forme).
Naturalmente la forma e la grandezza dei faggi dipende da vari fattori come per esempio: l’altitudine, l’età e le condizioni del sottosuolo. Alle faggete si mescolano spesso altre piante quali per esempio l’Acero Italico, il Pioppo Tremolo, il Sorbo degli uccellatori e il Sorbo montano, ma anche il Tasso e il Pino Nero. Più in basso il bosco misto (querce, castagni, carpini lecci, ornelli, alberi da frutta, ecc.), offre cibo e riparo agli animali selvatici. La pregevole e rara fauna del Parco trova nelle valli del versante laziale l’habitat ideale, coniugando le esigenze legate alle risorse con la ricerca degli ambienti più riservati.
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Per quanto riguarda la FAUNA, sono presenti oltre 60 specie di mammiferi. Il posto d’onore spetta sicuramente all’ORSO BRUNO MARSICANO (sottospecie fortemente differenziata dell’Orso Bruno Europeo) che oggi sopravvive in piccoli nuclei, sono stimati infatti circa 50 esemplari. La colonizzazione da parte dell’uomo del territorio occupato dall’Orso a fatto sì che questo ultimo divenisse più cauto e notturno ma non per questo ha perso la sua agilità e forza. Altro esemplare di elevata importanza per il Parco è il CAMOSCIO D’ABRUZZO ben distinto dalle altre forme di camoscio perché molto più elegante e robusto. Altre specie importanti sono il LUPO APPENNINICO, il CERVO, il CAPRIOLO ecc.
Assai più numerosi sono gli UCCELLI con circa 230 specie differenti, tra le quali le quali spiccano: l’ AQUILA REALE abitatrice tipica delle creste di montagna più alte e inaccessibili, il FALCO PELLEGRINO, il CORVO IMPERIALE, l’ASTORE, il PICCHIO MURAIOLO, il PICCHIO DI LILFORD. Da non trascurare per importanza i RETTILI: il biacco, la vipera comune, la più rara e localizzata vipera dell'Orsini, il colubro liscio, l'orbettino e la biscia dal collare. Gli ANFIBI tra cui la salamandra, il rospo, la rana verde e la raganella.
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Nal Versante Laziale del Parco diversi Comuni sono dotati di un ufficio di zona o di un centro di visita. A Campoli Appennino è presente un centro di visita dedicato all'Orso, con sala proiezioni e sala per le attività di educazione ambientale, inoltre nella caratteristica dolina carsicasono in corso i lavori per la realizzazione di un'area faunistica per l'Orso. Ad Alvito è attivo un Centro operativo di settore, con ufficio logistico, punto vendita e sala proiezione è inoltre previsto l'allestimento di un museo della Foresta. Infine a San Biagio Saraciniscoè presente un ufficio di zonaadibito alla vendita e all'informazione.
Per spiegare la Geologia dei territori che comprendono il Parco bisogna inquadrare più in generale l’evoluzione geolgica dell’Appennino Centrale.
La Genesi dell’Appennino Centrale può essere facilmente spiegata considerando la teoria della “Tettonica a Placche”.
La Placca Africana inizia a spingere da WSW contro la Placca Europea posta a ENE, questo provoca un innalzamento, piegamento e fatturazione delle rocce preesistenti. Volendo fare una stratigrafia delle rocce affioranti, si può dire che il basamento è formato da rare dolomie bituminose e da calcare massiccio tutti risalenti al Trias (circa 200 milioni di anni fa).
Successivamente al Trias prosegue la sedimentazione marina con una serie di calcari e dolomie tipici della piattaforma continentale di mare sottile e abbondanti organismi costruttori. La successiva presenza di calcari e dolomie di mare più profondo testimoniano un successivo innalzamento del mare.
Infine al tetto della successione troviamo sedimenti sabbiosi e argillosi provenienti dall’erosione della prima catena appenninica che iniziava allora ad emergere.
In seguito all’emersione della catena inizia l’aggressione e l’erosione da parte degli agenti atmosferici quali pioggia, vento, ghiaccio e acque dilavanti che scorrono sul territorio trasformando continuamente l’aspetto del Parco fino a quella che è la configurazione geografica e geologica del Parco.
Per l’assetto tettonico del territorio si possono identificare tre principali domini: il settore morsicano, quello della Montagna Grande e l’area meridionale dei Monti della Meta.
A rendere particolare il paesaggio geologico del Parco, però, sono le doline carsiche. Cavità a cielo aperto che si sono formate a causa della dissoluzione chimica del calcare operata dagli agenti atmosferici. Nel Parco ve ne sono a centinaia. Le più ampie e spettacolari raggiungono i 30 metri di diametro ed i 10 di profondità. Questi veri e propri catini per giganti incidono i pianori il crinale della Serra Traversa e della Serra del Re, nonché i versanti laziali della Serra delle Gravare, delle Mainarde e della Meta.
| ORSA MAGGIORE Società Cooperativa Sociale a r.l. Onlus |
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Territorio e Natura


